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Xylella: il contributo vincente di B.E.A. per salvare milioni di ulivi in Puglia

Xylella Fastidiosa: un nome che, purtroppo, negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere fin troppo bene in quanto responsabile della distruzione di milioni di ulivi in Puglia.

Dal 2013, anno dell’inizio dell’epidemia, ad oggi sono circa undici milioni gli ulivi che sono da considerarsi perduti per sempre nella zona della provincia di Lecce; 3700 invece sono le piante etichettate come infette che si trovano nella zona di contenimento.

Fino ad oggi non era stato trovano alcun rimedio diverso dall’estirpazione della pianta e dal suo successivo incenerimento.

Il rispetto per gli equilibri della natura ed il nostro infinito ottimismo ci hanno permesso di ottenere un risultato importantissimo: alcune piante infette sono state sottoposte ad un ciclo di trattamenti ed ora risultano completamente guarite.

 

LA CAUSA: la Xylella Fastidiosa

ulivo con xylellaLa Xylella Fastidiosa è un batterio originario delle Americhe: secondo alcune indagini condotte questo microrganismo è arrivato nel nostro paese e si è diffuso grazie ad alcuni insetti, nello specifico la Philaenus Spumarius, meglio nota come la “Sputacchina media”.

Perché è così letale per i nostri ulivi?

Perché impedisce l’idratazione della pianta che muore nel giro di cinque anni, dopo che tutte le sue foglie si sono progressivamente ingiallite.

Questo batterio killer prolifera nei vasi xilematici dell’ulivo ovvero quei vasi, che portando la linfa grezza alla pianta (un mix di acqua e nutritivi), le permettono di vivere.

In pratica la pianta succhiando la linfa grezza dai vasi xilematici si nutre anche di questo batterio che si stabilisce e si moltiplica nel suo sistema digerente: più il batterio si moltiplica, più i vasi si chiudono e questo provoca il disseccamento totale della pianta.

 

LE CONSEGUENZE: il crollo della produzione di olio italiano

Le conseguenze di questa “epidemia di peste” sono state: da un lato cinquemila chilometri quadrati e tre province della Puglia invase dal batterio killer e, dall’altro, il rischio di compromettere l’intera produzione di olio in Italia.

Nel corso di questi anni poco è stato fatto per bloccare l’epidemia, la cui diffusione ha portato alla distruzione venti milioni di ulivi solo nella zona di Bari.

Troppe persone hanno dato per scontato che gli alberi una volta infettati non potessero essere salvati: oggi questa negligenza potrebbe costare al nostro paese un deferimento da parte della Corte di Giustizia Europea per non essersi “impegnato abbastanza”.

Vi invitiamo a leggere questo articolo del Corriere dalla Sera per approfondire.

 

IL RIMEDIO: come B.E.A. è riuscita a salvare alcune piante di ulivo in Puglia

Ottimismo, rispetto per gli equilibri della natura e la ferma convinzione che nessuno degli organismi presenti sul nostro pianeta vuole morire: questa la spinta che ci ha permesso di trovare una possibile soluzione alla Xylella.

La metodologia seguita da B.E.A. , frutto di una ricerca avviata circa due anni fa, si è basata sull’utilizzo di prodotti e tecniche mirate al rafforzamento del sistema immunitario della pianta.

Con l’aiuto del dottor Martino Nasuto, originario della provincia di Taranto, siamo riusciti a dimostrare che le piante di ulivo se aiutate possono combattere da sole la fitopatia.

Le analisi condotte una volta terminato il ciclo di trattamenti hanno portato il risultato che tutti speravamo: la distruzione del batterio e la ripresa della pianta.

Come mostrano le immagini riportate, gli ulivi hanno ripreso la loro vigoria ed il nemico è stato sconfitto: distruggere la Xylella è possibile!

 

 

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