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L’asfissia radicale: piante colpite, cause e rimedi

Il fenomeno di asfissia radicale consiste nell’eccessiva presenza di acqua nel terreno in prossimità delle radici della pianta, ed è frequente in quei terreni molto compatti composti prevalentemente da argilla.

Questo fenomeno impedisce la giusta areazione delle radici che, con il passare del tempo, marciscono e fanno deperire l’intera pianta.

DEFINIZIONE

L’asfissia radicale, o ristagno idrico, è quel fenomeno per cui l’acqua derivante dalla pioggia o dall’irrigazione si ferma sulla parte superficiale del terreno, andando ad occupare quasi completamente gli spazi vuoti del terreno privandoli dell’aria.

Ovviamente il ristagno prolungato dell’acqua comporta conseguenze fortemente negative in ambito agronomico.

Più precisamente:

  1. Ostacola il regolare apporto di ossigeno alle radici facendole marcire;
  2. Rende le piante più vulnerabili agli attacchi dei parassiti;
  3. Deprime i processi ossidativi di alcuni elementi nutritivi per le piante, come l’azoto e lo zolfo;
  4. Accentua le perdite degli elementi nutritivi, specie dell’azoto;
  5. Provoca la dispersione dei collodi e la disgregazione degli aggregati strutturali;
  6. Rende impraticabile il terreno.

CAUSE

Il ristagno dell’acqua può essere di due tipi: ristagno superficiale, quando la velocità con cui l’acqua penetra nel terreno è minore rispetto all’intensità della pioggia e il terreno non ha la pendenza sufficiente per smaltire l’acqua in eccesso.

Il ristagno sottosuperficiale che si verifica invece quando rimane per un tempo più o meno lungo negli strati superficiali del terreno, occupando i macropori che generalmente contengono aria.

Gli effetti del ristagno dell’acqua sulle piante sono diversi e dipendono dalla specie e dallo stadio vegetativo. In generale il ristagno provoca una riduzione dell’attività respiratoria delle radici, a causa della minore disponibilità di ossigeno.

CONSEGUENZE

Questo comporta conseguenze drastiche, come l’asfissia radicale appunto, la morte delle piante, oppure un progressivo deperimento in quanto la nutrizione minerale diminuisce o si arresta.
A questa difficile condizione molte piante reagiscono producendo radici superficiali: questo tuttavia le rende meno resistenti ai periodi di siccità che seguono generalmente al ristagno e prive di un valido ancoraggio al terreno.

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Quali sono le tecniche migliori per cercare di risolvere questo problema?
Il problema del ristagno dell’acqua viene affrontato implementando due possibili soluzioni.

  1. da una parte è necessario eliminare le cause che nel terreno favoriscono il ristagno dell’acqua
  2. dall’altra è necessario utilizzare soluzioni che velocizzano lo sgrondo dell’acqua in eccesso

FASE 1

Per raggiungere il primo obiettivo è necessario una sistemazione superficiale del terreno in piano: questo vuol dire predisporre nei terreni argillosi, che sono i più colpiti da questo fenomeno, scoline o baulature che favoriscono il deflusso superficiale dell’acqua.

FASE 2

Per raggiungere il secondo obiettivo invece è necessario favorire il drenaggio sottosuperficiale. Questo vuol dire realizzare una rete di condotti sotterranea in modo che l’acqua defluisca rapidamente.


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Concime biologico organico

Un prodotto molto valido per risolvere il problema dell’asfissia radicale è ERGOFERT RESTORE SOIL BIO, un concime organico a base di azoto.
La presenza di silicio e carboni attivi permette di evitare le conseguenze che provoca l’asfissia radicale, riducendo notevolmente l’acqua necessaria per l’irrigazione.
Questo prodotto inoltre favorisce l’assimilazione di fosforo insolubile che si trova nel terreno, previene le micro carenze che riducono lo sviluppo vegetativo con l’ingiallimento delle foglie.
ERGOFERT RESTORE SOIL BIO può essere utilizzato in qualsiasi momento del ciclo colturale e quando c’è scarsità d’acqua.

 

LE PIANTE PIÙ COLPITE.

L’asfissia radicale colpisce diverse tipologie di piante. In tutti i casi il ristagno prolungato dell’acqua provoca una riduzione dell’ossigeno, quello che cambia sono gli effetti sulla pianta.
Sono particolarmente esposte a questo fenomeno: l’olivo, la vite, il pomodoro, il pesco, l’albicocco e le piante di agrumi.

A. ASFISSIA RADICALE OLIVO.

La pianta dell’olivo è sottoposta nel corso dell’anno a numerosi stress e, tra quelli più dannosi, c’è sicuramente l’asfissia radicale dovuto al ristagno dell’acqua a causa di una pioggia abbondante o all’innalzamento delle falde freatiche del terreno.
In entrambi i casi si verifica una carenza parziale o totale di ossigeno nel terreno, dal momento che l’acqua va ad occupare gli spazi che un tempo erano occupati dall’aria: l’ossigeno rimane solo nei primissimi strati del terreno, l’ambiente si modifica e questo provoca un cambiamento nel rapporto tra batteri aerobici ed anaerobici. I secondi aumentano notevolmente, provocando una riduzione dei livelli di manganese, ferro e zolfo e dando il via a processi di denitrificazione.
Un periodo di ristagno idrico molto lungo determina un aumento della presenza di sostanze tossiche come il metano oppure l’etano prodotte dai batteri anaerobici.
L’asfissia radicale nell’olivo provoca l’immediata fine dell’attività radicale, compreso lo sviluppo e, in alcuni casi, può determinare la morte dei tessuti “attivi”. Questi cambiamenti così veloci si manifestano nella chioma, dunque sono visibili, dopo qualche tempo: di solito si assiste ad una diminuzione dell’attività vegetativa, i germogli smettono di crescere, le foglie iniziano a cadere e le gemme legnosi ed i fiori iniziano a morire. È chiaro che la pianta è più debole e più esposta all’attacco di parassiti. L’intensità con cui tutto questo si manifesta dipende dal grado di carenza di ossigeno e da quanto il ristagno dura.
Prevenire è sempre meglio che curare. Questo vuol dire che se la zona dove vogliamo impiantare l’olivo è soggetta a fenomeni di ristagno idrico è necessario, prima di tutto, realizzare un sistema di drenaggio.

B. ASFISSIA RADICALE AGRUMI.

L’asfissia radicale agrumi è dovuta ad un fungo che trova nelle condizioni di ristagno dell’acqua l’ambiente migliore per crescere. Le pianto colpite da questa patologia inizialmente presentano: una crescita più lenta, una riduzione della superficie delle lamine fogliare ed internodi molto vicini. Il prolungarsi nel tempo del ristagno dell’acqua porta ad un completo ingiallimento della chioma.
Anche in questo caso la prevenzione è molto importante:al momento della ripresa vegetativa l’ideale sarebbe intervenire con trattamenti fogliari che prevengono il marciume. Per quanto riguarda invece la cura, il rimedio classico consiste nel scavare il terreno nella zona del colletto in modo da far uscire fuori le radici superficiali e poi intervenire con prodotti specifici magari a base di rame.

C. ASFISSIA RADICALE ALBICOCCO.

L’albicocco è un albero da frutto di piccole e medie dimensioni, disponibile in molte varietà e che si adatta molto bene anche ad arredare il giardino di casa.
Siamo in presenza di una pianta che non dovrebbe essere piantata in zone soggette a raffiche di vento molto forti; inoltre albicocco non gradisce terreni pesanti ed argillosi caratterizzati da un costante ristagno di umidità. L’eccessiva umidità ed il ristagno idrico provocano asfissia radicale.
L’asfissia radicale albicocco è purtroppo un problema senza soluzione: mi raccomando dunque di bagnare a fondo la pianta nei primi due anni dopo l’impianto per favorire la penetrazione delle radici. Successivamente durante l’estate sarà necessario irrigare solo se la primavera è stata secca.

D. ASFISSIA RADICALE VITE.

La vite è una pianta molto delicata, che soffre il freddo invernale, le gelate primaverili e la grandine. L’asfissia radicale vite è uno dei problemi più pericolosi che possono colpire questa pianta: anche in questo caso l’eccessiva presenza dell’acqua determina una carenza di ossigeno.
Questa situazione, come nel precedente caso dell’olivo, determina un cambiamento del rapporto tra batteri aerobici ed anaerobici a favore di questi ultimi. Inizia dunque un processo di denitrificazione, una riduzione dei livelli di ferro, manganese e zolfo e, nel caso il ristagno dei liquidi sia prolungato, un aumento di sostanze tossiche (come i solfuri o il metano) prodotte dai batteri anaerobici.
In questo ambiente così ostile gli apicali radicali accumulano acetaldeide ed etanolo, che viene poi sintetizzato in etilene ed acido abscissico provocando la chiusura degli stomi delle foglie ed una notevole riduzione dell’attività foto sintetica.

E. ASFISSIA RADICALE PESCO

Anche il pesco è molto sensibile all’asfissia radicale. L’asfissia radicale pesco si manifesta con un indebolimento generale della pianta,una vegetazione stentata e un appassimento progressivo delle foglie.
Le radici colpite emanano uno sgradevole odore di fungo fresco e, soprattutto nei mesi autunnali, è possibile che si formino dei funghi: l’insediamento nella pianta di questi microrganismi determinano lesioni di varia origine.
Sono particolarmente colpite da marciume radicale quelle piante di pesco che vengono coltivate in terreni ricchi di sostanze organiche, con frequenti problemi di asfissia radicale.

F. ASFISSIA RADICALE POMODORO

Soddisfare i bisogni idrici del pomodoro è fondamentale per assicurarsi un buon raccolto, tuttavia non bisogna esagerare. Il pomodoro è una coltura particolarmente sensibile, sia per le caratteristiche fisiologiche del suo apparato radicale, sia alle carenze che agli eccessi nella disponibilità di acqua.
Nel pomodoro la carenza idrica porta riflessi negativi sulla crescita, mentre l’eccesso idrico costituisce uno spreco di acqua, provoca il dilavamento degli elementi nutritivi e fenomeni di asfissia radicale, favorisce una maggiore suscettibilità agli attacchi parassitari e determina un peggioramento della qualità del prodotto.
Anche nel caso dell’asfissia radicale pomodoro la prevenzione è molto importante: è fondamentale trovare un equilibrio, non spingere l’irrigazione ai massimi livelli e tenere in considerazione la quantità delle piogge per valutare, in alcuni casi, la sospensione dell’irrigazione.


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